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PARMA. 28 SETTEMBRE. IN ROSSO PER LA BIRMANIA

SERVIRA'?




dal blog di GenteCattiva

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CON I MONACI A MYANMAR!

FIRMATE LA PETIZIONEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!

“La giunta militare birmana, che ha preso il potere con la violenta repressione del 1988, (3000 manifestanti uccisi), ha governato il paese in questi 19 anni, utilizzando la repressione come strumento fondamentale per mantenersi al potere, contro un’opposizione che si è sempre ostinata a utilizzare gli strumenti della non violenza e del dialogo. Decine di migliaia di persone sono state incarcerate: alla fine del 2006 almeno 1160 persone si trovano in carcere per motivi politici, sottoposte a torture e maltrattamenti. Alcune condannate a 50 anni e più di carcere.
In più riprese sono avvenuti gravi episodi di repressione di manifestazioni pacifiche, come nel maggio del 2003, quando almeno 80 persone sono state uccise, lontano da telecamere e possibilità di portare testimonianza di quanto accaduto al mondo.
Oggi grazie alle immagini diffuse attraverso internet, ci si accorge finalmente delle violazioni dei diritti umani in Myanmar.
Si rammenta che è uno dei paesi che fa più uso dei BAMBINI SOLDATO, dove esiste endemica la piaga del lavoro forzato, dove si pratica la PULIZIA ETNICA nei confronti delle minoranze che popolano le zone più periferiche del paese e che da sempre si contrappongono al potere centrale.

“Una comunità internazionale distratta e concentrata su altre questioni ha ampiamente ignorato, in questi anni, il Myanmar. Non in pochi hanno però ignorato le possibilità economiche che offre questo paese, potenzialmente ricco, ma che le scelte politico economiche del regime hanno reso uno fra i più poveri del mondo.
Non è un mistero che, a dispetto di condanne ufficiali e dichiarazioni roboanti, fra i maggiori investitori in Myanmar ci siano Francia, USA e GB. E poi c’è la Cina, che insieme alla Russia è riuscita a paralizzare il Consiglio di sicurezza, venendo ancora una volta in aiuto ai militari birmani.
Non si tratta solamente della tutela dei propri interessi, ma anche e soprattutto del sancire che si tratta di “questioni interne al paese”. Ottimo principio da salvaguardare, per chi non vuole che la comunità internazionale possa avere legittimazione nell’andare a occuparsi di loro questioni interne, come la cecenia o il tibet.”

(Paolo Pobbiati, presidente Amnesty Italia)




Pubblicato il 30/9/2007 alle 0.2 nella rubrica Diario.

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